Progetto
Le chiesette di Giuseppe Marchetti. Forme e pratiche per il censimento di un patrimonio architettonico minore
Cliente, anno
Aree di intervento
- Collection management
- Conservazione
- Digitalizzazione
- Catalogazione
- Editorial design
- Exhibition design
- Valorizzazione di patrimoni culturali
Giuseppe Marchetti (Gemona del Friuli, 1902 – Udine, 1966) è stato una delle figure più autorevoli della cultura friulana del Novecento. Friulanista, storico, letterato, insegnante e studioso d’arte, ha dedicato la propria attività alla valorizzazione della lingua, della cultura e dell’identità del territorio. Compiuti gli studi teologici e ricevuta l’ordinazione sacerdotale nel 1925, affianca all’attività religiosa un costante impegno intellettuale, approfondendo in particolare la lingua friulana antica: le sue ricerche sui testi trecenteschi restano ancora oggi un riferimento fondamentale per la storia della marilenghe. Nel 1936 è inviato in Etiopia come cappellano militare. Rientrato in Italia, ottiene una cattedra all’Istituto magistrale Caterina Percoto di Udine, ma nel 1944 viene sospeso e mandato al confino per le sue idee antifasciste. Nel dopoguerra torna protagonista del dibattito intellettuale regionale, promuovendo l’identità friulana attraverso numerosi scritti, pubblicati in “La Patrie dal Friûl”. È inoltre tra i principali animatori del rinnovamento culturale locale, impegnato nella definizione di una forma scritta comune della lingua friulana, corredata da una grafia unificata, semplice e funzionale, strumento fondamentale per il processo di codificazione e per il successivo riconoscimento ufficiale. Collabora a lungo con la Società Filologica Friulana, per la quale scrive numerosi saggi e dirige dal 1961 la rivista “Sot la Nape”.
L’ambito in cui esprime con maggiore originalità la propria sensibilità è però quello degli studi sull’arte e sulla religiosità popolare del Friuli. Negli ultimi anni della sua vita si dedica con passione a una ricerca sistematica sulle chiesette votive friulane, percorrendo campagne, borghi e montagne per documentare un patrimonio diffuso spesso dimenticato. Nei primi anni Sessanta avvia così una ricognizione pionieristica di cappelle, oratori e piccole architetture sacre diffuse sul territorio, riconoscendone per primo il valore storico, artistico e identitario. Un’indagine rigorosa e innovativa - condotta attraverso fotografie, disegni a grafite e chine - che oggi consente di leggere la varietà del paesaggio religioso friulano, dalla Carnia alla pianura fino al Friuli concordiese. Attraverso fotografie, disegni e rilievi sul campo, Marchetti trasforma queste piccole architetture devozionali in simboli della memoria storica e dell’anima comunitaria del Friuli, lasciando un’opera ancora oggi considerata fondamentale per la conoscenza della cultura regionale.
Grana Fina, su incarico della Società Filologica Friulana, ha realizzato un progetto integrato di ricognizione archivistica del fondo, mappatura dello stato di fatto, fotoriproduzione, ricondizionamento e catalogazione, in conformità alle normative ministeriali vigenti. Con questo incarico sono state messe in sicurezza 361 stampe alla gelatina e sali d’argento, 299 disegni a grafite, 30 chine e tutti i materiali di corredo. La catalogazione ha permesso di riorganizzare il fondo secondo criteri coerenti, aprendo nuove possibilità di lettura e valorizzazione dei materiali.
Alle fasi di studio, messa in sicurezza, digitalizzazione e catalogazione è seguito un progetto di valorizzazione del fondo, culminato nella mostra Lis gleseutis di pre Josef Marchet/ Le chiesette di Giuseppe Marchetti.
Grana Fina, in collaborazione con la graphic designer Cecilia Cappelli, ha curato ogni aspetto dell’iniziativa espositiva, dall’accurata selezione iconografica alla costruzione dell’identità visiva, fino al design allestitivo. A completamento del progetto è stato realizzato un catalogo di accompagnamento, che fornisce approfondimenti storico-critici dei materiali in mostra.
Ringraziamo la Società Filologica Friulana per aver gentilmente concesso la pubblicazione di alcune immagini del fondo Giuseppe Marchetti.