Progetto
Friuli 1976: il volto di una comunità che rinasce
Cliente, anno
Aree di intervento
- Digitalizzazione
- Catalogazione
- Valorizzazione di patrimoni culturali
La sera del 6 maggio 1976, poco prima delle 21:00, una scossa di magnitudo 6,4 colpì il Friuli centrale e pedemontano, causando quasi 1.000 vittime e la distruzione di interi paesi; le repliche del settembre successivo aggravarono ulteriormente il bilancio.
Al trauma del sisma seguì una delle stagioni più significative della storia regionale: un processo di ricostruzione guidato dai sindaci e dalle amministrazioni locali, reso possibile dalla partecipazione attiva della popolazione e sostenuto dall'arrivo di migliaia di volontari da tutta Italia e dall'estero. Un'esperienza che ha dato origine al cosiddetto “modello Friuli”, ancora oggi un riferimento nella gestione delle emergenze.
A cinquant’anni dal terremoto, la Società Filologica Friulana ha promosso una raccolta di fotografie provenienti dagli archivi familiari, invitando i propri soci a condividere le immagini conservate negli album e nei cassetti di casa. Il progetto è nato con l'intento di costruire un archivio della memoria della ricostruzione, attraverso un processo di raccolta e condivisione che ha coinvolto direttamente i cittadini nella costruzione del racconto. Le fotografie sono così diventate il punto di partenza per far emergere storie, ricordi e testimonianze individuali, mettendo in relazione esperienze personali e memoria collettiva.
Grana Fina ha curato l'ideazione del progetto e il coordinamento della raccolta, occupandosi della digitalizzazione delle fotografie e della loro descrizione. Per ciascuna immagine sono stati registrati i dati forniti dai donatori, relativi al luogo e alla data dello scatto, ai soggetti ritratti e alle circostanze della ripresa. La raccolta comprende finora materiali provenienti, tra gli altri, dai territori di Pontebba, Tarcento e Osoppo. Non si tratta di immagini d'autore, ma di testimonianze spontanee rimaste a lungo nei cassetti e negli album di casa. Il progetto sposta lo sguardo dalla distruzione alla ricostruzione, dalle macerie alla vita che riprende: uomini e donne al lavoro, scuole riaperte sotto le tende, cantieri, paesi che tornano a vivere e momenti di incontro. Particolare attenzione è stata dedicata ai rapporti instaurati tra i volontari arrivati in Friuli dopo il terremoto e la popolazione locale. Le fotografie documentano così non soltanto le trasformazioni del territorio, ma anche le relazioni di solidarietà, collaborazione e amicizia nate in quei mesi.
La partecipazione dei donatori è proseguita attraverso la raccolta delle testimonianze orali. Alcuni di loro sono stati invitati a raccontare le vicende legate alle immagini condivise, dando origine a tre video-interviste. Le fotografie sono diventate così occasioni per riattivare i ricordi, ricostruire episodi e mettere in relazione esperienze individuali.
Il racconto si sviluppa attraverso una pluralità di voci, in cui ogni contributo aggiunge un tassello alla storia comune e restituisce profondità alle immagini. Il risultato è un archivio della memoria della ricostruzione, aperto e in continua crescita, che riunisce fotografie, diapositive e testimonianze personali. La condivisione ha trasformato una raccolta di materiali familiari in un patrimonio documentario collettivo, nel quale le immagini acquistano nuovi significati attraverso le storie di chi le ha conservate e di chi vi si riconosce.
Il percorso è consultabile online all’indirizzo: Teche Friulane - Friuli 76.